You’re in my eyes. How else could I see light?

You’re in my brain.
This wild joy.
If love did not live in matter, how would any place have any hold on anyone?


Ti ho negli occhi. Come vedrei altrimenti?

Sei nel mio cervello. Gioia selvaggia.

E se l'amore non è materia, da dove viene il fascino dei luoghi?


Rumi







In 2004 this series was the subject of a show at NYU Casa Italiana, and also there was a book I made. In NY it was sold at MoMA bookstore on Spring, and Printed Matter in Chelsea. One copy is still around!

  ···  

Blood is their argument

di Marino Niola


Quello che c'è di più profondo nell'essere umano
è la pelle.

Paul Valéry


Ogni sette anni, da secoli, a Guardia Sanframondi, un paese a settanta Km da Napoli, arrampicato sui monti dell'appennino meridionale, tra la Campania e il Molise, l'intera comunità recita per una settimana intera un corale mea culpa che coinvolge migliaia di persone. In nome dell'Assunta.
E' la Vergine, infatti, ad essere oggetto di questo rito di penitenza che richiama da tutto il mondo migliaia di emigrati, curiosi, appassionati. L'evento, uno dei più spettacolari dell'intero Occidente, tocca il suo vertice emotivo quando il sangue arrossa le bianche tuniche dei battenti. Si chiamano così gli incappucciati che fanno voto alla Madonna di battersi il petto fino a farlo sanguinare con la spugnetta: un disco di sughero che porta infilate trentatre punte di metallo acuminate.
E' facile comprendere come il fenomeno finisca per attrarre, qualche volta un po' morbosamente, una folla sterminata facendo letteralmente esplodere questo paese di cinquemila anime. In occasione dell'ultima edizione, nell'agosto del 2003, oltre centomila "spettatori" hanno preso d'assalto l'antico borgo.
Sono oltre mille i battenti che, avvolti nella tradizionale tunica bianca e con il volto celato da un cappuccio dello stesso colore, sfilano percuotendosi il petto in una interminabile processione che fa dell'intero paese lo scenario di una sacra rappresentazione.
In realtà è tutta la popolazione ad essere in penitenza. Alla schiera dei battenti si aggiunge infatti quella ancor più numerosa dei flagellanti, detti anche disciplinati perché si puniscono frustandosi le spalle con la disciplina, uno strumento medievale fatto di un triangolo da cui pendono tre catenelle di ferro lunghe e pesanti. Il passaggio di queste misteriose figure è annunciato dal tintinnio inquietante delle discipline e cadenzato dal ritmo dei colpi che cadono sull'una e sull'altra spalla. Agli oltre duemila disciplinati, in rappresentanza dei quattro rioni del paese, si aggiungono infine i Misteri, quadri viventi recitati da guardiesi di tutte le età. Accanto ad episodi biblici, come la cacciata di Adamo e Eva dal paradiso terrestre, o come Giuditta e Oloferne, impersonati da ragazze con costumi succinti e fisici da pin up, sfilano le scene di una più attuale passione religiosa e civile. L'assassinio di Monsignor Romero, l'arcivescovo del Salvador eliminato dagli squadroni della morte, l'eroismo di Salvo d'Acquisto il carabiniere italiano che sacrificò la sua vita per salvare degli innocenti dalla ferocia nazista. Ai Misteri prendono parte oltre tremila persone di tutte le età, vestite con sontuosi costumi noleggiati a Cinecittà. Tra battenti, disciplinati e Misteri cinquemila persone, cioè l'intero paese, partecipano a questa gigantesca performance la cui straordinaria teatralità non diminuisce l'intensità della fede religiosa e della passione civica.
In realtà quello di Guardia Sanframondi è un grande rituale identitario, nel corso del quale la comunità riafferma con forza il vincolo di appartenenza che ha nell'Assunta il suo simbolo. Non a caso i riti settennali richiamano sempre migliaia di emigrati, dall'Australia, dal Canada, dal Venezuela, dagli USA, dal Brasile, che tornano al paese dei padri, spesso proprio per sciogliere un voto segreto. Così il manager di Melbourne, il fazendero di Caracas, il webmaker di San Francisco si infilano il cappuccio bianco per recitare insieme ai fratelli che sono rimasti a Guardia, un impressionante mea culpa collettivo.
Il rito tocca il suo climax quando la domenica, di primo mattino, i battenti ancora in abiti quotidiani, attenti a non farsi riconoscere, si radunano nella cappella del Sangue Sparso dove indossano i candidi sai della penitenza, e calatosi il cappuccio sul volto, si preparano alla dura prova che li attende.
Il momento tanto atteso giunge quando il Mistero intitolato "San Girolamo penitente", il patrono dei battenti, passa davanti all'ingresso della cappella. In quello stesso istante il loro misterioso capo grida il suo comando: "Con fede e coraggio, fratelli, in nome dell'Assunta battetevi!". E ha inizio il teatro del sangue.
I mille incappucciati rispondono colpendosi il petto all'unisono per tre volte, con una simultaneità che produce un rimbombo cupo, come quello di un enorme tamburo.
Il sangue arrossa già il bianco delle tonache mentre i battenti si precipitano fuori della chiesa e risalgono in processione le stradine tortuose del paese. Le spugnette battono ritmicamente il petto degli incappucciati che alcuni assistenti coronati di spine, aspergono di vino per aiutarli a sopportare il dolore.
Il faccia a faccia tra la candida schiera dei penitenti e l'Assunta avviene sempre, come per effetto di una infallibile regia, al centro del paese, tra il castello medievale e la fontana dell'olmo. E' uno dei momenti più toccanti dell'intera giornata. Al cospetto della Vergine, come sospinti da una lunga onda, i "bianchi" cadono l'uno dopo l'altro in ginocchio, mentre i colpi affondano con maggior vigore.
L'incontro con la grande Madre segna la fase conclusiva del rito. Uno per volta gli incappucciati lasciano la schiera dileguandosi nel dedalo delle viuzze. Rientreranno nella processione solo più tardi, irriconoscibili anche perché secondo la leggenda, una volta superata la prova le ferite spariscono d'incanto. E' difficile sapere quanti battenti vi siano in quella marea di uomini in lacrime che riaccompagna l'Assunta verso l'oscurità che la custodirà per altri sette anni, come un'antica dea della vegetazione, una Persefone cristiana.
In questa sequenza arcaica e solenne, sospesa tra il rito iniziatico e il funerale contadino, si annoda il filo millenario che lega il passato e il presente di questi uomini che riscrivono a lettere di sangue il patto comunitario. Sotto gli occhi indiscreti del villaggio globale i battenti si incidono, letteralmente, il paese "in corpo". Il che, in tempi di identità rinascenti e di tradizioni risorgenti rappresenta un caso esemplare di glocalismo spinto.

Marino Niola, 30 gennaio 2004


  ···  
  ···  

Blood is their argument
by Marino Niola


Ce qu’il y a de plus profond dans l’être humain, c’est la peau.

Paul Valéry


Every seven years, in Guardia Sanframondi, a small town 70 kilometers from Naples, and situated among the mountains of the Southern Appennines, between Campania and Molise, the entire community performs a week-long, centuries-old mea culpa ritual that involves thousands of people in the name of Madonna Assunta.
The object of this ritual of repentance, which draws thousands of emigrants, onlookers, and enthusiasts from all over the world, is the Holy Virgin. This event, one of the most spectacular in the western world, reaches its emotional climax when the blood stains the white tunics of the self-beaters. These are the hooded figures who have made a vow to the Madonna to beat their chests until they bleed, with a spugnetta, or “sponge”: a disk of cork embedded with 33 sharp needles.
It is easy to see how the phenomenon ends up attracting - if a bit morbidly - a large crowd, which literally explodes in this town of five thousand people. In August 2003, when this event took place, more than 100,000 spectators besieged this ancient village.
Over a thousand self-beaters take part in it, dressed in the traditional white tunic, faces hidden by a white hood. They pass by, beating their chests in a never-ending procession that makes the whole village scenery sacred.
In reality, all of the town’s population is in repentance. The self-beaters are joined by the flagellants, who are also called disciplinati, or “disciplined,” because they punish themselves by whipping their shoulders with the disciplina, a medieval instrument made of a triangle hung with three long, heavy iron chains. The passage of these mysterious figures is announced by the unnerving tinkling of the disciplines, its rhythm formed by the alternating beats between one shoulder and the other. In addition to the other 2000 disciplinati, representing the four districts of the village, the Misteri, or “mysteries” arrive, living paintings played by Guardiesi of all ages. Biblical stories, such as the expulsion of Adam and Eve from Eden are acted out, as are the roles of Giuditta and Oloferne, played by attractive women in sexy costumes, an various other stories of religious and civic passion.
These latter include such tableux as: the killing of Monsignor Romero, Archbishop of Salvador, who was assassinated by the death army; the heroism of Salvo D’Acquisto, the Italian carabiniere who sacrificed his life to save innocent people from the Nazis. More than 3000 people of every age take part in the mysteries, dressed in luxurious costumes rented from Cinecittà.
Among the self-beaters, disciplinati, and Misteri, 5000 people, the whole village, participate in this grand performance, in which the extraordinary theatricality does not diminish the intensity of the religious faith nor the civic passion.
The rite is a ritual of identity, through which the community forcefully reaffirms the strong bond of identity, symbolized by the Assunta. It is not by chance that this tradition calls to thousands of emigrants, from Australia, Canada, Venezuela, the United States, Brazil. These emigrants often return to the village of their fathers just to fulfill their secret vow. In this way, the businessman from Melbourne, the fazendero from Caracas, the web designer from San Francisco, all wear the white hood to recite, together with their brothers from Guardia, an impressive, collective, mea culpa.
The rite reaches its climax when, on Sunday, early in the morning, the self-beaters still in their everyday clothing, so as not to be recognized, join in the chapel of the “Sparse Blood,” where they wear the white habit of repentance and, having covered their face with the hood, they prepare themselves for the trial that awaits them.
The moment arrives when the mystery called “San Girolamo Repentant,” the patron of the self-beaters, passes in front of the door of the chapel. In that same moment, the mysterious chief yells his command: “With faith and courage, brothers, in the name of Assunta, beat yourselves.” The theater of blood begins.
The hooded thousand answer by beating their chests three times in unison, with a synchronicity that produces a deep rumble, as if from an enormous drum. The blood already staining the white of their tunics, the self-beaters rush out of the church and travel in procession up the small, intricate streets of the town. The sponges rhythmically hit the chests of the hooded self-beaters, while assistants, wearing crowns of thorns, wet the wounds with wine for relief. The meeting between the white-clothed rank of the repentants and the Madonna happens as if by mastery of unmistakable direction, at the center of the village, between the medieval castle and the fountain under the elm tree. This is one of the most touching moments of the day. In front of the Virgin, as if they were moved by a long wave, the white figures fall on their knees, one after the other, while they beat themselves even more fiercely.
The meeting with the “Big Mother” signals the arrival of the final part of the ritual. One by one, the self-beaters leave the rank, disappearing into the labyrinth of streets. They will return to the procession only later, unrecognizable. According to legend, once they have passed this trial, the wounds disappear magically. It is difficult to know how many self-beaters are in that sea of crying men, who take the Assunta back into the obscurity of the church to wait out another seven years, like an ancient goddess of vegetation a - Christian Persephone.
In this archaic and solemn sequence of events, a ceremony suspended between a ritual of initiation and a peasant funeral, there is a thread that connects the past and present of these men who rewrite, in letters of blood, their communal pact. Under the curious eyes of the global village, the self-beaters literally carve their town in their body. In these times of reborn identities and resurrection of tradition, their shared ritual represents an exemplary case of extreme ‘glocalism’.

It is exactly this postmodern embodiment of modernity in archaism and return that Francesca Magnani succeeds in revealing with her photographs. With the irreverent curiosity of a flâneuse, she brings to the surface the complexity of multiple presences and meanings that make the rite of Guardia - and the rite in general - an opera aperta, an open opera. It is a kind of work that unveils in its performative substance its ambiguous nature. The image of a girl divided between her costume and her smile - liturgic seriousness plus Commedia dell’Arte irony - against a background of men with covered faces is a perfect symbol of the effects of this work. The allusion to this reversal is the emblem of the roving gaze of Francesca Magnani, who seems willing to hide behind the girl in the photograph, and hints that the truth of the image is always enigmatic, double. Because the act of documentare, as Agnés Varda has said, is above all documentire.

  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
  ···  
Using Format